Castelnuovo di Porto - Guida Turistica

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La Rocca Colonna
  Riedificata probabilmente su un castello più antico viene per la prima volta menzionata nella bolla di Gregorio VII nel 1074. Il recinto del Castrum novum, insediato sull'isolata rupe, venne fortificato alla fine della seconda metà de XIII secolo, a opera di Sciarra Colonna, con tre torri quadre collegate da una cortina di piccoli parallelepipedi tufacei, guarnita esternamente da un vallum. Al suo interno nell'antica cappella dedicata a San Silvestro, si conserva affrescata l'immagine della Madonna con Bambino e Santi. Espugnato nel 1435 sotto Eugenio IV, fu fatto restaurare nel 1453 da Nicolò V servendosi dell'opera di Giovanni da Milano e di tal Janni, lasciando a memoria del suo intervento una lapide murata. Nel 1484, il castello, come numerosi edifici civili e religiosi, fu lesionato da un forte terremoto. Alessandro VI, occupata la fortezza nel 1501, la munì di pezzi di artiglieria. Anche il borgo, che dal primitivo nucleo sorto vicino al castello andava sviluppandosi a fuso intorno ad esso, viene cinto da mura e torri circolari di difesa. Nella seconda metà del '500, Sciarra Colonna commissionò agli Zuccari l'ornamentazione del "Palazzo". In una delle numerose sale, ricchi stucchi riquadrano scene storiche e immagini iconografiche finemente eseguite. Passato alla Santa Sede nel 1581, fu dal tesoriere di Papa Gregorio XIII, fornito di armi e munizioni. Un altro stemma marmoreo murato nella torre a levante ricorda altre opere eseguite sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini. Sminuito di valore anche per la Camera Apostolica, il Palazzo fu adibito a carcere mandamentale, mentre la sala affrescata divenne sede della Pretura. Attualmente i possenti corpi edilizi che racchiudono il cortile, privati di ogni funzione, sono in attesa di un restauro consolidativo e di riuso che ridia lustro all'antica fortezza colonnese.
La collegiata di Santa Maria Assunta
  A nord-ovest della rocca, è la grande Collegiata di Santa Maria Assunta, affiancata ad oriente dall'Oratorio della confraternita del Nome di Gesù (oggi trasformato in civile abitazione e negozi), ad occidente dal Palazzetto Cardinalizio. La chiesa si presenta attualmente ad una sola navata con quattro cappelle per lato ed un amplio presbiterio comunicante con la sagrestia e cori. Ad ovest, la torre campanaria a quattro ordini di celle, di cui i primi due occlusi da corpi edilizi e i superiori marcati da bifore marmoree, sovrapposte da trifore dai capitelli fogliati, denuncia negli elementi architettonici e nella parte basamentale in grossi blocchi tufacei, l'appartenenza al XIII secolo, mentre il paramento in laterizi evoca rifacimenti a cui per anastilosi sono stati ricollocati gli elementi marmorei. Restauri operati nel 1912 a seguito del danneggiamento da fulmine, hanno privato la torre della cuspide piramidale. Dal 1581, con l'insediamento in Castelnuovo dei Commissari della Camera Apostolica, nella Collegiata si celebrarono numerosi sinodi diocesani e molti cardinali vi fecero eseguire varie opere: nel 1683 Alderano Cibo restaurò le pitture della tribuna e nell'altare; nel 1689 Flavio Ghigi ampliò la chiesa; nel 1753 Raniero Delci la fece riedificare; nel 1756 Giannantonio Guadagni fece erigere la cappella in onore di S. Teresa ed ancora il cardinale Lambruschini per una spesa di migliaia di scudi la fece consolidare ed abbellire. Tra le molte opere d'arte in essa conservate primeggia, nella cappella dei Degli Effetti, il Trittico del Salvatore di pregevole fattura, datato 1501.
La chiesa della Madonna delle Virtù
  Fuori le mura della città, sul terreno prospicente la strada romana (oggi via Roma), in località "il monte", nella seconda metà del XVII secolo, sul portale d'accesso alla proprietà Degli Effetti insisteva un dipinto raffigurante la Madonna con Bambino e S. Giovanni Battista, venerato dalla popolazione. Antonio Degli Effetti, per dare degna collocazione all'immagine Sacra, commissionò sul proprio fondo la costruzione in loco di una chiesa sotto il titolo di S. Maria de Virtude. Il 6 dicembre 1672 fu posta la prima pietra alla presenza del cardinale Francesco Maria Brancati. La chiesa con annessa sagrestia, oratorio e abitazione per il custode, l' 11 gennaio 1674 doveva essere conclusa, giacché in questa data ne troviamo indicato custode l'eremita parigino frater Franciscus Lard. Il 12 maggio 1674 fu consacrata dal vescovo di Viterbo Stefano Brancacci. Il 3 aprile 1677 il cardinale Ulderico Carpegna, investì del diritto di patronato Antonio Degli Effetti la cui famiglia detenne il possesso fino al termine del secolo XIX. La chiesa anche se officiata, privata però di ogni opera manutentiva raggiunse uno stato progredito di fatiscenza tanto da indurre il cardinale Serafino Vannutelli, nella visita del 1904, a ordinarne la chiusura. Qualche anno dopo l'oratorio e la chiesa subirono furti e manomissioni. Il piccolo monumento si presenta attualmente con un elegante pronao sostenuto da tre esili colonne doriche in travertino (sostituite alle originarie durante i lavori di restauro operati alla metà di questo secolo) e da altrettante contrapposte semicolonne murarie addossate alla facciata. L'unico fastigio è costituito da un campaniletto a vela a due campane sormontato da un timpano e chiuso alla base da due fasce con epigrafe. La pianta è a croce greca e nel versante della via pubblica, la sagrestia e l'oratorio affiancano il braccio della croce che ne permette l'accesso. L'interno, abbastanza disadorno, non custodisce più l'immagine sacra, ispiratrice dell'opera.
La chiesa ospedale dei SS. Agostino e Antonio Abate
  L'ospedale, che con la chiesa dei SS. Agustini e Antoninii Abati formava un unico corpus edilizio posto sulla via Flaminia, viene menzionato in una relazione del 24 giugno 1585 sulle entrate del feudo colonnese circa i gravami pagati dai feudatari all'hospedale in Castelnuovo. Viene ancora citato da Clarice Anguillara Colonna, nel testamento dettato 1 marzo 1591 ove istituisce un legato pari a 500 scudi a favore dei degenti dell'ospedale, oltre il canone annuo dovuto. Dopo che il possesso del feudo venne trasferito nel 1581 alla Santa Sede, il compenso annuo veniva dato parte in denaro parte in natura dalla Camera Apostolica al curato e rettore di Castelnuovo. L'assegno corrisposto fino al 1744, ammontava annualmente a 36 scudi e tre rubbia di grano. Nel 1756 il cardinale Giannantonio Guadagni, fece eseguire numerose opere nella chiesa, modificando il suo stile in un elaborato barocco. Sul fronte un oculo ovale e due lesene laterali sorreggono, sopra i capitelli dai riversi caulicoli, il fastigio della lunetta di copertura. Sul portale d'ingresso, fiancheggiato da composite aperture, una mensola a cartoccio segnata centralmente da un filo di perle, sostiene la cornice timpanata a due festoni di foglie di quercia riposanti tra sinuose cornici. L'interno a cella unica con copertura voltata a scifo, imposta su un 'aggettante cornice di trabeazione sostenuta da sedici lesene con capitelli compositi. Al centro della parete sinistra si conserva un interessante affresco del XVI sec. raffigurante la Vergine in trono in atto di mostrare il palmo sinistro segnato dalle stimmate, mentre il Bambino mantenuto in braccio, coperto da un sottile indumento sostenuto in vita da un laccio rosso, sorregge una piccola croce. Nel 1958, a seguito dei danni bellici, lavori edili hanno interessato la volta lesionata e l'abbattimento del muro divisorio che divideva la retrostante sagrestia, trasformata quindi in presbiterio.
La chiesa di San Sebastiano
  Lungo il percorso dell'antica Campana vetus che da Castelnuovo si dimenava verso sudest, una piccola chiesa, dedicata a San Sebastiano, sulla sommità della collinetta fronteggiante la Rocca, dal XIII secolo "preserva dal flagello della pestilenza" la devoziosa popolazione. Distacchi d'intonaco nelle facciate esterne della struttura medioevale mettono in luce lacerti di mensole architravate e tamponate finestrature archiacute. L'interno, a cella unica absidata, conserva sull'arco trionfale tracce di affreschi raffiguranti l'Eterno benedicente tra la Vergine e l'Angelo annunziante. Nel catino absidale, in cattivo stato di conservazione, sono rappresentati in primo piano S. Rocco, S. Sebastiano, S. Antonio da Padova e nello sfondo, tra sequenze di paesaggi rustici, emerge maestoso l'abitato di Castelnuovo, dominato dalla mole castellana. In basso a destra è raffigurata la stessa chiesina con affiancato all'abside, un campaniletto quadro. Nonostante abbiano subito pesanti ridipinture gli affreschi rivelano una pregevole fattura nordica risalente al secolo XVI.